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LE FAMIGLIE DI ORIGINE DIETRO LE QUINTE



Alcuni pazienti spesso si lamentano del compagno di vita. Alcuni riferiscono sensazioni di disgusto, di rabbia, insoddisfazioni, eppure questi "Compagni di vita" li hanno scelti con consapevolezza...... o forse no? 

L’innamoramento o la scelta del partner sono scarsamente legati alle caratteristiche proprie dell’oggetto amato. Ci innamoriamo sempre dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi, e dell’immagine che all’altro rimandiamo. Da questo incrocio e scambio reciproco di immagini scaturisce quella che chiamiamo relazione.

Quando viene mantenuto un rapporto molto stretto di dipendenza dalla famiglia nucleare, spesso l’individuo opera delle scelte che lo portano a concretizzare dei miti o credenze presenti all’interno della sua famiglia d’origine, desiderando un particolare tipo di legame e reputando questo il più idoneo al proprio stile di vita: in tal caso i bisogni personali vengono progressivamente messi da parte e in alcuni casi “ci si sveglia dall’incantesimo” molto tempo dopo, senza capire come mai si è arrivati a quel tipo di relazione avvertita ora come fortemente deludente. Al contrario,quando ci si ribella al mandato familiare, spesso si assiste alla scelta del partner con caratteristiche opposte a quelle suggerite dallo stesso mandato. Anche in questo caso, il futuro rapporto rischia di vedere insoddisfatti i propri bisogni personali, in quanto si tratta di una scelta operata come reazione a ciò che veniva percepito come una pressione esterna. La probabilità di operare scelte di questo tipo è maggiore quando vi è alle spalle una condizione familiare poco serena in cui lo svincolo dei figli è reso problematico: a volte può essere ostacolato perché i figli sono importanti per l’equilibrio relazionale del resto della famiglia; in altri casi giocano un ruolo centrale nei conflitti coniugaliin altri casi ancora si fanno carico di aspettative e bisogni di compensazione della propria famiglia.

In virtù di queste molteplici variabili, l’individuo comincerà a selezionare la realtà che gli si presenta davanti, mostrando progressivamente più attenzione per gli elementi che appartengono allo schema prodotto dalle vicende della sua storia personale e meno attenzione agli elementi che non vi rientrano. A volte questo meccanismo può condurre al costante tentativo di perseguire una meta ideale che inevitabilmente verrà delusa, in quanto nessun partner sarà in grado di corrispondere perfettamente al modello di relazione che noi abbiamo nella nostra testa e che è frutto di una lunga e complessa storia personale.

In questi casi si potrebbe rischiare di perseguire meno l’obiettivo di “costruire con l'altro” la propria relazione a vantaggio di una tendenza a “costruire sopra l'altro”.
Si pensa sempre di scegliere il proprio partner in base a certe sue caratteristiche fisiche, psichiche e sociali; in effetti molti hanno delle preferenze ben precise per ognuno dei settori citati. 

Il distacco dalla organizzazione familiare è un processo graduale che ha un’enorme influenza sulle scelte future dell’individuo, nonché sulla scelta del partner. Per alcune persone il legame di coppia può costituire un fine sociale, più che un mezzo di crescita personale; per altre può avere un carattere utilitaristico, ma generalmente i motivi principali vanno rintracciati nei sistemi motivazionali che regolano la vita dell’essere umano: in questo caso il bisogno di attaccamento-accudimento e quello sessuale. Il primo è legato alla ricerca della sicurezza mentre il secondo è connesso alla conservazione della specie attraverso la funzione riproduttiva. 

Negli ultimi decenni l’istituzione matrimoniale è cambiata in maniera radicale. Il modello tradizionale del marito che lavora e della moglie casalinga rappresenta una bassa percentuale: sia per aspirazioni personali che per ragioni economiche, la maggior parte delle donne ha degli obiettivi di carriera

Nell’esaminare la struttura e i compiti di una coppia bisogna prendere in considerazione il rapporto tra famiglia e sistema lavorativo. Il dominio della donna in casa porta con sé la responsabilità di questa e dei figli, laddove quella dell’uomo, cioè il lavoro, coincide con le responsabilità del sostenimento economico della famiglia.

Il matrimonio in cui entrambi i coniugi lavorano è ora la forma più comune. Su un piano teorico questo contratto è caratterizzato da ruoli simmetrici tra moglie e marito. L’idea sottostante a questo tipo di valutazione è che l’investimento lavorativo dei due è di eguale importanza per la coppia e, su un piano di uguaglianza, ciascuno si prende la responsabilità di accudire i figli e di occuparsi della casa. Fin qui su un piano teorico tutto è regolare. In realtà nelle famiglie moderne italiane non sempre è così. 

La maggior parte delle mogli è ora impegnata nel mondo del lavoro, e la stragrande maggioranza dei contratti matrimoniali si basa su un sistema di idee tradizionali. Il paradigma relazionale coniugale è rimasto indietro rispetto ai cambiamenti sociali, per cui le donne finiscono per aggiungere un’occupazione fuori casa al tradizionale carico di impegni al suo interno. La maggior parte degli uomini le cui mogli lavorano ha poche responsabilità domestiche in più degli uomini che sono i soli a provvedere economicamente alla famiglia. Questo fatto sottolinea lo squilibrio strutturale nei matrimoni contemporanei.

Nel caso di coppie sposate secondo il modello tradizionale di famiglia, la donna di solito aggiunge responsabilità lavorative agli obblighi familiari. Nelle coppie nate sulla base di un contratto che prevede che tutti e due lavorino, le difficoltà insorgono al momento dell’allevamento dei figli. Nella riorganizzazione necessaria a questo cambiamento, la moglie si fa carico di ulteriori responsabilità a casa, mentre il marito continua a perseguire pienamente i suoi obiettivi. Spesso la donna sceglie di seguire i figli e stare a casa part-time finché sono piccoli. 

Nella donna potrebbe insorgere un conflitto se essa giudica se stessa in base agli standard tradizionali maschili e femminili e quindi sente di non funzionare bene né su un piano né sull’altro, poiché da una parte si paragona in maniera competitiva al marito impegnato nel perseguimento della sua carriera, e dall’altro alla propria madre che si è dedicata interamente al ruolo di madre e di moglie. 

I mariti raramente scelgono di stare a casa a lungo dal momento che l’identità maschile e il suo valore sono misurati in termini di successo sul lavoro. Inevitabilmente quanto più centrale diviene la posizione della moglie nel funzionamento della famiglia tanto minori sono le energie che questa investirà per la carriera.

L’interazione tra due partner la si può definire simmetrica quando diritti e doveri dell’uno corrispondono a quelli dell’altro; complementare quando quelli di uno dei due compensano quelli mancanti dell’altro. Nel primo caso la coppia è cementata dalla uguaglianza, nel secondo dalla differenza. 

Qualsiasi sia il tipo di accordo, ciò che è veramente necessario è un senso di reciprocità a lungo termine, in modo che i partner siano convinti che ciascuno si fa carico di alcune responsabilità e che i rispettivi contributi hanno valore e fanno parte di un equilibrio che dura nel tempo. Ogni famiglia, quindi, ha una propria storia originale.

BIBLIOGRAFIA

ñ     ANDOLFI M., “La crisi di coppia. Una prospettiva sistemico-relazionale.” a cura di Petrelli P. Cortina Editore, ( 1999).
ñ     FRANCESCATO D.,SOLIMENO A., PERUGINI M., “Influenza di alcune variabili psicoambientali sulla soddisfazione del rapporto di coppia e sul senso di auto-efficacia personale”, (1998).
ñ     SIMONELLI A., FAVA VIZZIELLO G., BIGHIN M., PETECH E., “La coppia nella transizione alla genitorialità tra adattamento e attaccamento”, (2006).
ñ     SCABINI, E.; CIGOLI, V. (2000). “Il famigliare: Legami, simboli e transizioni” Milano: Raffaello Cortina Editore.
ñ     PÉREZ I TESTOR C. “I conflitti della coppia e la loro prevenzione. Approccio psicologico.” Articolo tratto dalla 39° Giornate Internazionali CPM “Che cosa oggi fare per continuare ad Amare domani?”, Tarragona, 5-8 Maggio 2005.


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